La tenuta di Borgo La Bagnaia ha ospitato ancora una volta il convegno di “Crescere tra le righe”, giunto ormai alla settima edizione: un’edizione speciale dal momento che si festeggiano anche i 10 anni dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori, da sempre promotore dell’iniziativa. Andrea Ceccherini, presidente dell’Osservatorio, rispondendo alle domande del vicedirettore de La Stampa, Massimo Gramellini, definisce quelle che saranno le tematiche di questa edizione, ovvero l’integrazione tra la carta stampata e il web e, nell’ambito del progetto “Il Quotidiano in Classe” la sempre maggiore complementarietà tra il giornale di carta e le nuove tecnologie: “Nel progetto “Il Quotidiano in Classe” – ha detto Ceccherini -, con il giornale di carta, abbiamo cercato di aprire di più gli occhi dei giovani sul mondo, per fare in modo che maturassero il gusto di avere un’opinione propria dei fatti che accadono intorno a loro. Oggi, con internet, vogliamo far fare loro un passo in più, usando le nuove tecnologie per favorire il piacere di portare la loro opinione a confronto con quella degli altri e per dare ai giovani quel protagonismo che non hanno mai avuto”. È stata così annunciata la volontà di dare vita ad una nuova iniziativa: un portale fatto dai giovani per i giovani “per dare voce ad una generazione che non ce l’ha, affinché possa alzarla alta e forte nel Paese”.

Il web e i social network sono stati spesso protagonisti di questa due giorni ponendo in evidenza quel processo di cambiamento del fare notizia e della comunicazione  che è ormai inarrestabile. Matteo Renzi, sindaco di Firenze, afferma che internet e i social network hanno cambiato anche il linguaggio della politica, annullando in un certo senso l’autoreferenzialità e quella distanza che si era creata tra i rappresentanti delle Istituzioni e i cittadini: i social network possono integrare i mezzi di comunicazione convenzionali, permettendo un confronto immediato e diretto.

Dell’importanza del web parla anche il direttore de “The Washington Post”Marcus Brauchli, che ha sottolineato quanto sia di vitale importanza la libera informazione non solo per le Democrazie, ma anche, e soprattutto, per tutte quelle società che aspirano ad essere tali. In questo processo di democratizzazione la tecnologia svolge un ruolo di grande rilievo perché “sfugge al controllo”: inevitabile il riferimento alla rivolta in Egitto partita dalle notizie di un blog e la divulgazione delle stesse attraverso Facebook: “la tecnologia significa moltiplicazione delle fonti, molto difficile da gestire per chi è al potere”, con queste parole Marcus Brauchli ha animato la platea degli studenti che hanno rivolto diverse domande al direttore.

Anche il Presidente e Amministratore Delegato di Time Warner (uno dei colossi dell’informazione della filmografia), Jeff Bewkes, ha posto l’attenzione sui nuovi potenti mezzi di comunicazione invitando però i giovani presenti in sala a non limitarsi a leggere le notizie attraverso i social network, ma di continuare a farlo sui giornali di carta spiegando così la sua posizione: “Twitter, Facebook e i blog ci mettono in connessione con gli amici, ma molto spesso ci forniscono notizie di parte o solo una parte del fatto accaduto. La lettura dei giornali, invece, favorisce i giovani nel sentirsi parte del processo democratico e civile, li avvicina e li fa appassionare alla politica”. Jeff Bewkes ha inoltre lodato l’iniziativa de “Il Quotidiano in Classe” che considera come il progetto, legato all’editoria e al mondo dei giovani, più importante in Europa, auspicando un suo “clone” anche negli Stati Uniti.

Infine come non ricordare anche l’intervento del Direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli che ha scosso la platea con queste parole: “È un problema che non ci sia un cambio generazionale, anche nel giornalismo. Non c’è mobilità tra le classi sociali. Mi stupisco che i giovani non si ribellino, vengono trattati da ospiti indesiderati, vissuti più come un problema che come risorsa e confinati nella notte”. E ancora: “Tra i ragazzi cresce un senso di ingiustizia. Lo stesso forse da cui è nato il “68”. Ma allora c’erano tanti giovani, oggi sono la metà. In un decennio i 18enni sono diminuiti di un milione. Sono dati che fanno riflettere. Sognano meno, hanno meno ambizioni per il futuro di una vita piena di risentimenti” ; inevitabile che queste parole non innescassero un botta e risposta con i giovani in sala che si sono confrontati a lungo con il Direttore.
Ma questi sono solo alcuni degli interventi che hanno scandito un’intensa due giorni di lavori, interviste, tavole rotonde durante i quali gli studenti sono stati assoluti protagonisti e ispiratori di concrete proposte per il futuro.

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